Il Monastero delle Passioniste, chiesto ripetutamente da Gesù a Gemma, ospita una comunità di Monache Passioniste fondate da san Paolo della Croce nel 1771.
La Congregazione si è estesa, in Italia e all’estero, particolarmente
dopo la morte di Gemma. La nostra Santa desiderò ardentemente di

vestire le brune lane della Passione. Gesù le chiese anche questo dolorosissimo
sacrificio: frutto di esso è, appunto, il Monastero di Lucca, al
cui centro riposano le spoglie benedette di questa figlia prediletta del
crocifisso Signore, «frutto della sua Passione, germoglio delle sue piaghe».
Il Monastero-Santuario è una costruzione quadrata, con pianterreno
e due piani. Al centro, la chiesa a croce greca, con cupola ed otto
finestroni che irradiano luce all’interno. Ha due facciate con colonne e
timpani. Sul frontone principale si legge: «Grandi cose ha fatto in me
l’Onnipotente»; sull’altro: «Chi si umilia sarà esaltato».
In queste parole, tratte dal Vangelo, si è voluto riassumere la vita umile
e gloriosa di Gemma Galgani. L’opera fu avviata nel 1935, su progetto
dell’architetto Italo Baccelli da Lucca. Interrotti i lavori a causa della
guerra, e ripresi poi faticosamente, l’opera venne ultimata nel 1965 con
la costruzione della cupola dovuta all’architetto Adriano Marabini da
Bologna. Il corpo della Santa riposa sotto l’altare maggiore nell’urna
appositamente modellata dallo scultore Francesco Nagni. Nel monumento
il Nagni sorprende Gemma nella maestà della morte. Intorno,
otto Angeli: quattro aprono discretamente le tendine come invitando ad
uno sguardo religioso; due sorreggono la scritta, dove si compendia

l’intero messaggio di Gemma: l’amore al Crocifisso che batte ed umilia
il dolore e la morte. Gli altri, sulle porticine del coro, raccolgono e
raccontano ai fedeli la continua preghiera delle monache che, come
incenso, sale a Dio quale offerta e preghiera di intercessione.
Sull’urna sono riprodotte, in rilievo, le basiliche dei Santi Giovanni e
Paolo e di San Pietro, in Roma. Sempre del Nagni sono le due portici-ne
del ciborio, vere miniature a sbalzo.
La pala dell’altare e i due mosaici, che rappresentano San Paolo della
Croce e San Gabriele dell’Addolorata, sono opera di Primo Conti, fiorentino.
La pala propone il Cristo crocifisso nell’atto di imprimere le
stigmate nelle carni della Santa inginocchiata ai suoi piedi e sorretta
dall’angelo della Passione.
Asinistra dell’altare è il gruppo marmoreo della Pietà, opera dello scultore
romano Tommaso Gismondi. La Madonna, avvolta in un grande
manto, guarda Gesù deposto ai suoi piedi. Ai lati, sulla parete, sempre
del Gismondi, due altorilievi in bronzo illustrano i dolori di Maria.
La Via Crucis è dovuta allo scultore Pietro Guida da Taranto.
Guardando il gruppo della Pietà, sulla destra, è il sepolcro del
Venerabile Padre Germano. Vi si legge:
Difronte alla sepoltura di Padre Germano è posto il sarcofago che
custodisce le spoglie mortali del Servo di Dio Monsignor Giovanni
Volpi, confessore di Santa Gemma.
La chiesa conserva, nel coro delle monache, i resti mortali di Madre
Giuseppa del Sacro Cuore (Palmira Armelini), fondatrice e prima
Superiora del Monastero di Lucca.
Presso il Santuario si conservano alcuni oggetti che appartennero a
Santa Gemma: un abito con mantellina, biancheria, lenzuola, una fede
ra, alcuni libri, lavori di ricamo e vari altri oggetti di suo uso.
Si possono osservare inoltre la branda su cui riposava Gemma in Casa
Giannini e la preziosa camicia intrisa del sangue della flagellazione
mistica.
Viene anche conservato il monumentino già sulla tomba della Santa nel
cimitero di Lucca. L’epigrafe è di padre Germano: